Recensione: White House Down (Roland Emmerich, 2013)

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Dopo Olympus Has Fallen (2013) di Antoine Fuqua è la volta di un altro action film à la Die Hard, White House Down (Roland Emmerich).

LA TRAMA: É il giorno del colloquio di lavoro per Cale (Channing Tatum), poliziotto del Campidoglio a Washington D.C., che aspira a diventare guardia dei servizi segreti del Presidente. Ha con sè Emily (Joey King), sua figlia, ossessionata da tutto quello che riguarda il Presidente James Sawyer (Jamie Foxx) e la Casa Bianca. Dopo il colloquio andato male dovuto alla notoria incapacità del candidato di portare a termine ogni incarico che gli viene affidato, Cale non ha il coraggio di deludere la figlia, convinta del successo del padre. Ma durante la loro permanenza nella residenza presidenziale per un breve tour un gruppo di mercenari prende d’assalto la Casa Bianca. Si contano decine di vittime. Morti e feriti. Cosa è successo? Chi ha tradito? Ed ora chi salverà la patria? Molto banalmente si pensa a Cale, che coraggioso fa sicuramente la sua parte, ma la vera sorpresa è Emily.

White House DownLA RECENSIONE: Joey King, bambina prodigio del cinema americano meglio conosciuta per il ruolo di Ramona Quimby nella commedia Ramona and Beezus (Elizabeth Allan, 2010), è Emily. La bambina incanta per la sua tenacia ed intraprendenza. La sua performance è quella di un’attrice che farà strada. Ha solo quattordici anni, ma ha un indiscutibile talento. Il ruolo di Emily esula dai clichè proposti in passato da film come Die Hard e i suoi sequel. Muscoli, armi, esplosioni, sangue e sudore ci sono tutti, ma è “l’intelligence” che manca. Ci penserà Emily. Da incorniciare i primi piani che il direttore della fotografia Anna Foerster dedica alla King. Incapsulano la paura e la forza della nuova generazione che combatte il nemico con le “armi”che possiede. Il film non rivoluziona il genere, ma il ruolo della figlia di Cale va sottolineato come un tocco di novità.

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