Ricordando Rita Hayworth a 30 anni dalla sua scomparsa

Il 14 maggio 1987 moriva in un ospedale di New York, Margarita Carmen Cansino, in arte Rita Hayworth. Nata nel 1918 da una coppia di ballerini (padre spagnolo e madre americana), la sua infanzia non fu certo delle più tradizionali. A 12 anni Margarita è iniziata dal padre all’arte tersicorea e in particolare modo al flamenco. Anche per questo per sempre si definirà ballerina piuttosto che attrice.

Esordisce ad Hollywood nel pieno successo dello Studio System. Tra le major viene ingaggiata a sedici anni dalla Fox per recitare a fianco di Spencer Tracy nel film La Nave di Satana (Harry Lachman, 1935), film drammatico di poco successo. Tuttavia, lo studio non credette nel suo talento e appeal fino in fondo e la lasciò andare quando Harry Cohn all’epoca a capo della Columbia Pictures le propose un contratto irrinunciabile. Cohn fu l’artefice del suo cambiamento fisico (Margarita si sottopose ad una serie di interventi di chirurgia plastica per alzare l’attaccatura dei capelli sulla fronte), ma anche della sua nuova identità. Fu lui infatti ad introdurre nell’olimpo hollywoodiano l’icona sexy che tutti conoscono con il nome di Rita Hayworth. Eppure non era ancora arrivato il successo artistico. Dovette attendere il 1946 per essere consacrata icona del cinema. Le sue due performance musicali nel film Gilda (Charles Vidor, 1946) in “Amado mio” e “Let the Blame on Mame” rimangono indelebili specialmente nell’immaginario maschile visto il ruolo da pin-up che l’attrice – ballerina incarnava spesso nelle sue pellicole.

Tuttavia alla carriera aveva sempre prediletto la stabilità familiare e la vita di coppia. Ci aveva provato innumerevoli (almeno cinque) volte senza mai riuscire, però, a rimanere sposata troppo a lungo.  La sua relazione più famosa, oltre a quella con Orson Welles, fu quella con il principe Aly Aga Khan, dal quale ebbe la figlia Yasmin, al suo fianco fino alla sua morte. A 42 anni la Hayworth iniziava a mostrare i primi segni di quell’implacabile malattia che la portò via a soli 68 anni, il morbo di Alzheimer, che le fu diagnosticata troppo tardi, solo nel 1980.

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Dopo una Laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita all'Università degli Studi di Udine, Simonetta Menossi ha ricevuto un Master in Film Studies ad Emory University (Atlanta, GA) ed un Master in Screen Arts and Cultures all'University of Michigan (Ann Arbor, MI) negli Stati Uniti. Quando non studiava, insegnava Introduction to Film e corsi di Storia del Cinema. Ora, predilige uno studio più analitico e critico dell'opera filmica. Tornata in Italia e dopo una Laurea in Psicologia conseguita all'Università degli Studi di Trieste, da qualche tempo ha avviato la Menossi Video Productions, una casa di produzione cinematografica indipendente che realizza cortometraggi e video essay su film che hanno fatto la storia del cinema. Continua a studiare e ad aggiornarsi su ogni aspetto del cinema, perché non è mai sazia di imparare