The Circle: Meglio uscirne prima che sia troppo tardi

A due settimane dall’uscita nelle sale italiane del film The Circle (James Ponsoldt, 2017), già si crea il caso. Vuoi perchè tratta un tema caldo quale l’invasione della privacy individuale tramite il dilagare di tecnologie sempre più evolute e ricercate, perchè è la trasposizione cinematografica dell’omonimo bestseller scritto da Dave Eggers nel 2013 o perchè si tratta di una pellicola deludente nonostante possa contare su un cast stellare, ma mal assortito? Il film ha tutte le carte in regola per essere definito un flop e così è stato almeno finora nelle sale americane.

Mae Holland (Emma Watson) è una giovane esperta di informatica che lavora in un call center. Questo lavoro frustra le sue capacità, aspettative ed ambizioni. Per questo è pronta per cambiare vita, se non altro quella lavorativa . L’amica di una vita, Annie Allerton (Karen Gillan), le offre su un vassoio d’argento un’occasione straordinaria, lavorare per The Circle, una multinazionale che opera nel settore dei social media supportato da una tecnologia terrificante. Annie è un pezzo grosso nella società, ma Mae dopo essere passata dall’essere una tra i cento nuovi assunti dell’azienda proprio per le sue caratteristiche fa presto carriera percorrendo la strada verso quel potere subdolo che Annie non riuscirà mai a raggiungere. E meno male… Mae presto scopre di aver fatto un patto con il diavolo (che il diavolo sia Eamon Bailey — ruolo interpretato da Tom Hanks?) cedendo i diritti della propria privacy, rinunciando ad una passata invisibilità sociale per diventare vittima di una trasparenza totale che non risparmia nessuno neanche mamma e papà.

Per tre quarti del film, Mae rimane intrappolata in un circolo vizioso, The Circle appunto. E’ vittima di un meccanismo tremendo che le ruba ogni cosa — persino l’intimità, ma che le consente di godere di una copertura sanitaria per stessa e la sua famiglia. E non è poco dal momento che il padre soffre di sclerosi multipla. La sua vita è sorvegliata. Riceve messaggi e commenti senza consistenza. Nessuno dei messaggi ha una identità. Eppure tutti la conoscono. E’ un’icona social. Ma diventa il tipico caso della celebrità che arrivata al top — volendo e cercando il successo — dice lamentandosi, “Anche io ho diritto al mio spazio e alla mia zona d’ombra. Tenetemi lontano i paparazzi.” Qui i paparazzi sono ovunque. Chiunque possieda un telefono con telecamera è un potenziale ladro di immagini. Infatti, tutti vogliono fare una foto con Mae, ma nessuno si ferma a parlare con lei. Una perdita di tempo interagire di persona.

Alla fine chi soccomberà? L’uomo? La macchina? Entrambi? O nessuno dei due?

La discussione è aperta.

About USFilmNews24

Dopo una Laurea in Lingue e Letterature Straniere conseguita all'Università degli Studi di Udine, Simonetta Menossi ha ricevuto un Master in Film Studies ad Emory University (Atlanta, GA) ed un Master in Screen Arts and Cultures all'University of Michigan (Ann Arbor, MI) negli Stati Uniti. Quando non studiava, insegnava Introduction to Film e corsi di Storia del Cinema. Ora, predilige uno studio più analitico e critico dell'opera filmica. Tornata in Italia e dopo una Laurea in Psicologia conseguita all'Università degli Studi di Trieste, da qualche tempo ha avviato la Menossi Video Productions, una casa di produzione cinematografica indipendente che realizza cortometraggi e video essay su film che hanno fatto la storia del cinema. Continua a studiare e ad aggiornarsi su ogni aspetto del cinema, perché non è mai sazia di imparare